IntroduzioneOggi parliamo della Corea, con particolare riguardo alla Repubblica di Corea, cioè alla Corea del Sud, un paese che conosco per avervi soggiornato cinque anni di seguito più di quarant’anni fa e per
esserci tornato poi altre volte per brevi periodi. |
Produzione industriale attualeNonostante una relativa scarsità di materie prime, la Corea oggi produce di tutto. Ha la più importante industria navale del mondo, che registra il 40% degli ordinativi mondiali. È al terzo posto nella
produzione di semiconduttori e al quarto nel settore dell’elettronica digitale. Si posiziona al quinto posto nel settore automobilistico e, in termini di volume, anche in quelli tessile, siderurgico e petrolchimico. |
Cenno alla divisione Nord-SudQuesti prodotti provengono tutti dallo stesso paese, la Corea del Sud, e arrivano in Italia per nave o per aereo, anche se la Corea è una penisola un po’ come l’Italia, che “teoricamente” potrebbe
essere collegata all’Europa in modo più economico, cioè per ferrovia. |
ClimaCome abbiamo appena visto, la Corea è una penisola, un po’ come l’Italia, ma è posizionata più a sud rispetto a noi. |
Com’è oggi la Corea del SudChi oggi andasse a Seul, la capitale della Corea del Sud, vedrebbe una città con grandi grattacieli, un sistema di trasporti invidiabile (metropolitana, autobus, treni ad alta velocità), grandi alberghi,
nessuna scritta sui muri, strade pulite e una popolazione educata e disciplinata. |
Popolazione e linguaLa popolazione coreana è tipicamente orientale e parla una lingua che in origine si riallaccia al gruppo di lingue altaiche dell’Asia nord-orientale. L’origine settentrionale della popolazione coreana, oltre
che dalla lingua è testimoniata da una delle antiche religioni del paese, lo sciamanesimo, venuto anch’esso dalle zone dell’area mongolica. |
Cenno all’alfabetoIl coreano si scrive in modo diverso dall’italiano. Qui a sinistra vediamo come furono ideate le consonanti, basate sulla forma degli organi della fonazione. Le vocali, invece, si basavano su principi filosofici,
in particolare su tre elementi: un pallino, che indicava il cielo, una linea orizzontale, che indicava la terra e una linea verticale che rappresentava l’uomo. |
Panoramica su ciò di cui si può vantare la CoreaI coreani hanno molto di cui vantarsi. Nel passato, l’invenzione della stampa a caratteri metallici mobili, avvenuta quasi ottant’anni prima di Gutenberg, l’invenzione di orologi ad acqua, di meridiane concave che, preparate per una certa latitudine, indicavano le ore con precisione in tutte le stagioni, la costruzione della prima nave corazzata al mondo (chiamata “nave tartaruga”), e poi, negli ultimi trent’anni uno sviluppo economico rapidissimo, che l’ha portata a essere protagonista nel mondo. |
Valori profondi della civiltà coreana: le artiMa, oltre a questi aspetti più tecnologici, un paese è anche, e soprattutto, la sua civiltà, la sua cultura, rappresentata in particolare dall’arte. La Corea ha prodotto grandi pittori e calligrafi, poeti e
scrittori, musicisti, vasai, architetti e scultori. |
Molto belle le statue buddiste (qui il tempietto in grotta di Seokguram). |
Grandiosi e imponenti i templi buddisti (qui vediamo il tempio Bulguksa risalente al VI secolo dopo Cristo, che si trova a Gyeongju, un’area ricchissima di pagode e statue religiose). PoesiaVenendo a parlare di poesia, trovo bellissime le poesie brevi chiamate sijo, del sedicesimo e diciassettesimo secolo. (Allora venivano cantate.) |
PitturaFra i più famosi pittori folcloristici del passato vi è Sin Yun-bok del XVIII secolo, di cui vediamo questo “ritorno dal picnic in un giorno d’autunno”. |
Fra i pittori odierni, trovo molto raffinato Kim Dong-hwa, autore di delicati disegni di fumetti. |
Perché “regno eremita”Ma veniamo ora a parlare di un’espressione che avete visto nel titolo della conferenza, la Corea come “regno eremita”. Questo nome fu dovuto al fatto che, nel 1644 la Corea, per evitare il più possibile
i guai che aveva dovuto patire a causa degli invasori provenienti dal Nord e dal Sud, si era isolata in modo che non trapelassero all’esterno notizie sulle sue condizioni e sulle sue difese. La chiusura della Corea durò per
quasi due secoli e mezzo, un periodo in cui nessuna notizia su quel paese trapelò oltre i confini, tranne in un caso. Apertura dopo due secoli e mezzoIl primo vero contatto con l’Occidente la Corea lo ebbe nel XIX secolo, quando il Giappone prima e le potenze occidentali poi mandarono navi a cercare di penetrare nel paese. Ad un certo punto, la Corea fu costretta ad aprire le proprie frontiere agli altri paesi. L’Italia siglò un trattato commerciale con la Corea nel 1884. |
Fotografie di Carlo Rossetti (1902-1903)Alcune delle prime fotografie della Corea di quel periodo le abbiamo grazie a un tenente di vascello italiano, Carlo Rossetti, (che qui vediamo in carrozza). Rossetti si fermò in Corea pochi mesi, fra il 1902
e il 1903, scattando fotografie del paese e della popolazione (soprattutto diapositive su vetro). |
Riunione in un giorno festivo. Si notino i soprabiti bianchi e i cappelli neri di crine di cavallo indossati dagli uomini. |
Foto di un ministro e di un generale. Si noti come l’uniforme del generale sia chiaramente di tipo occidentale, mentre quella del ministro sia ancora tradizionale. |
Una ragazza danzatrice in abito di corte vista di fronte e di spalle. La foto in bianco e nero non ci permette di vedere i colori vivaci dell’abito di questa ragazza. Si notino le scarpe con la punta rivolta all’insù e le lunghe maniche per la danza che arrivano quasi fino a terra. |
Un uomo trasporta sulla schiena una grossa giara, sul tipo di quelle che ancora oggi vengono usate per conservare i vegetali in salamoia per l’inverno. Il peso viene sostenuto sulla schiena mediante una struttura di legno, usata ancora di recente nelle campagne. L’uomo porta i capelli legati in un ciuffo sulla testa. |
Abbiamo visto come gli uomini portassero i carichi sulla schiena. Le donne invece portavano i pesi sul capo (questi modi di portare i pesi erano ancora normalissimi negli anni 1960). Qui nella foto vediamo dei ragazzi che lavorano in campagna e, a destra, una bambina con un fagotto di erba sulla testa. Vestiti di biancoIl colore dell’abito coreano della popolazione comune, come si sarà notato nelle fotografie, era allora il bianco. |
Cenno alle sofferenze della popolazione dopo l’aperturaL’apertura del paese avvenuta alla fine del XIX secolo portò molte sofferenze al popolo coreano. |
E le sofferenze continuarono ancora negli anni 1950-53 a causa della fratricida Guerra di Corea, che causò innumerevoli morti e distruzioni in tutta la penisola. |
Attaccamento alla tradizioneMa, nonostante le terribili vicende subite, i coreani hanno mantenuto intatti i loro costumi tradizionali praticamente fino agli anni 1970 (qui vediamo una ragazzina che porta sulla schiena il fratellino. La foto risale alla guerra di Corea). |
Peculiarità delle usanze coreane tipiche d’un tempoCome abbiamo accennato, oggi chi visiti la Corea stenta a vedervi una civiltà diversa da quella occidentale. Ma vediamo quali erano alcune delle peculiari usanze coreane di un tempo. Le case (tetti, stanze, pavimento, ecc.)Negli anni 1960 quello che colpiva di più erano le case e i vestiti della gente. Seul, la capitale, era allora costituita quasi interamente da case unifamiliari con il solo pianterreno e i tetti di tegole con gli angoli leggermente rivolti all’insù, un cortiletto e un muro di cinta. Nelle campagne invece prevalevano le case con i tetti di paglia, che si armonizzavano molto bene con la natura. |
Le camere avevano tutte il pavimento foderato di carta gialla, sempre tenuto pulitissimo (per entrare in casa, nell’ingresso ci si toglieva le scarpe, cosa usuale ancora oggi). Le camere d’inverno
venivano riscaldate da una serie di cunicoli sotto il pavimento che ricevevano il calore dai fornelli della cucina (situata più in basso). Le stanze erano piccole e quasi prive di mobili, le porte e le finestre erano tutte
scorrevoli e, al posto dei vetri, avevano della carta bianca. |
Gli abiti (donne / uomini, città / campagna)Venendo a parlare dell’abbigliamento, la massima parte degli abiti femminili che si vedevano a Seul negli anni 1965-1970 erano vestiti tradizionali (una corta giacchetta e una lunga gonna allacciata in alto, sopra il seno, e, sotto la gonna, dei pantaloni a sbuffo), mentre la maggior parte degli uomini, che lavoravano nei ministeri o negli uffici, indossavano abiti all’occidentale. |
Per le strade non mancavano però dei distinti signori nel loro bel vestito tipico, con in testa il cappello di crine di cavallo. Nelle campagne, invece, la totalità degli abiti erano quelli tradizionali, quasi
esclusivamente di colore bianco. |
La scrittura, i libri, la data di edizione, il calendario lunareQuando mi sono iscritto all’Università Nazionale di Seul, era piacevole sfogliare i libri, molti dei quali ancora scritti dall’alto in basso, con le colonne che si susseguivano da destra a sinistra, e con la pagina
del titolo che corrispondeva a quella che nei nostri libri è l’ultima. (Nella foto la ristampa di un testo del XV secolo). |
Date, età dei bambini, compleanniA proposito di date, quando un bambino nasceva si considerava che avesse un anno d’età e il compleanno, per tutti i coreani, era il primo gennaio dell’anno lunare. |
Matrimoni combinati, età degli sposiE ancora: i matrimoni erano quasi tutti combinati dalle famiglie e i due sposi spesso si erano visti una sola volta prima del matrimonio (e, nelle famiglie più legate alla tradizione, venivano fatti sposare giovanissimi: i bambini a circa 10 anni e le bambine a circa 15 anni). (Nella figura un’autentica cerimonia di matrimonio odierna in stile tradizionale). |
Come si conta: base diecimila (man). Calcolatrice=abaco.Parliamo adesso brevemente di numeri. La calcolatrice più usata negli anni 1960 era l’abaco, e tutti i bambini imparavano a usarlo a scuola raggiungendo velocità di calcolo impressionanti. Ma andiamo un poco più a fondo in fatto di numeri. |
Da noi ci sono le unità, le decine, le centinaia, le migliaia e poi si passa al milione e al miliardo. Anche in Corea, grazie al cielo, si usa il sistema decimale, ma, dopo le migliaia, ci sono ancora le decine di
migliaia, dette “man”. |
Non stretta di mano, ma inchino. Rispetto per gli anziani.Altre usanze tipiche riguardavano i saluti. Per salutare, non si dava la mano, ma si faceva un inchino (nella foto vediamo l’inchino fatto al pubblico da parte di una squadra di calcio giovanile). Vi era un
grande rispetto per gli anziani. Mai dire di no, né dire apertamente il proprio pensieroLa gente era gentile e comprensiva e aiutava. Per cortesia cercavano sempre di accontentare l’interlocutore. |
Usanze a tavolaParlando di quali erano le usanze a tavola, era considerato molto maleducato parlare mentre si mangiava, ma era allora ritenuto educato, quando si era invitati, manifestare il proprio gradimento per il
cibo, gustandolo rumorosamente. Naturalmente oggi, con la globalizzazione, questo non si usa più. Piatti tipiciQui non mi posso dilungare sul vitto coreano. D’altronde so che l’associazione GeKo ha in programma una presentazione della cucina coreana, con degustazioni. Citerò solo due piatti che, come importanza, vengono subito dopo il riso cotto a vapore: sono il kimchi (che si nota nei due contorni nella figura) e il pulgogi. |
Il kimchi è il cibo più caratteristico della Corea. Si tratta di vegetali fermentati. Si usa soprattutto il cavolo cinese, ma si può preparare anche con cetrioli, rape e cipolle verdi. |
Il pulgogi è carne alla brace e si dice che abbia origini antichissime, dai tempi in cui anche i coreani erano nomadi e si nutrivano prevalentemente di carne, un retaggio delle popolazioni nordiche, da cui deriverebbe il popolo coreano. |
Vino di riso, makkolli, canti individuali, non in coroIl vino che si beveva allora nelle osterie era vino di riso, un liquido biancastro con una gradazione alcolica piuttosto bassa, chiamato makkolli. Se ne bevevano però delle grandi ciotole, per cui
alla fine il risultato era lo stesso: ci si ubriacava. Oggi si beve molto meno. |
Lavare e stirarePer lavare i panni, la gente nelle campagne andava al fiume e, al posto del sapone, usava un bastone piatto col quale batteva sul panno da lavare. (L’immagine che vedete è presa da un film: in realtà
una ragazza di campagna che andasse a lavare al fiume non si sarebbe vestita così). |
Poi, per stirare i panni, anche a Seul, si usavano due bastoni tondi, a forma di clava, e con questi si batteva il vestito su una base di pietra levigata fino a che non fosse ben stirato. Il suono dei bastoni che battevano a ritmo nelle case era bellissimo da udire. |
Come viveva la gente nel 1965Ma come vivevano a quel tempo i coreani? A gennaio del 1965 il paese non si era ancora risollevato completamente dalla terribile Guerra di Corea, finita dodici anni prima. (Nella foto il canale che passava in Seul, dove la povera gente venuta dalla campagna costruiva abusivamente nel 1965 le proprie capanne) Com’era la Corea (strade, ponti, autobus)Le strade erano praticamente tutte in terra battuta, anche nella stessa capitale, i ponti erano quasi inesistenti: a Seul ve ne era uno solo che attraversava il grande fiume Han, tanto che d’inverno
certi autocarri attraversavano da una sponda all’altra direttamente sul ghiaccio. |
Posizione della donnaLa posizione della donna era di grande sottomissione. La società era allora molto maschilista e la moglie, di fronte agli ospiti, veniva trattata piuttosto male dal marito (che voleva far vedere agli amici che
in casa comandava lui). |
La famiglia estesa e l’aiuto ai parenti lontaniNel 1965 le parentele erano molto più estese delle nostre, in quanto comprendevano parenti lontanissimi, che per noi sarebbero considerati ormai dei completi estranei. All’interno di questa famiglia
estesa, i più ricchi e potenti aiutavano i più poveri. Un proverbio dice: |
Come campava la popolazioneIn quegli anni come campava la popolazione? Anche se la maggior parte della gente aveva a sufficienza da vivere in modo frugale, bisogna ammettere che una parte della popolazione soffriva la fame e,
chi non aveva un parente agiato, non aveva speranze. |
Ripresa pre-industriale con il Nuovo VillaggioMa il paese stava già cominciando a riprendersi. Il primo accenno fu l’idea di un presidente considerato oggi un dittatore, il generale Park Chung-hee (a sinistra nella foto), che propugnò il movimento
chiamato in coreano “ |
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Problemi causati dalla modernizzazioneOggi la Corea del Sud si è molto occidentalizzata. Seul ha visto decuplicare la sua popolazione (da poco più di un milione di abitanti nel 1965 a oltre undici milioni oggi), e ha perso quasi completamente
le caratteristiche “esotiche” di un tempo. La maggior parte della gente oggi vive in anonimi condomini tutti uguali (come quelli della foto), ha dimenticato quasi del tutto le antiche usanze. Non tutti i coreani sono d’accordo con il modernismoI sudcoreani sono orgogliosissimi dei loro successi e della loro rapidissima industrializzazione. Hanno battuto l’Italia in vari campi, non solo nel calcio nel 2002 (grazie al famoso e deprecato arbitro Moreno) e nelle recenti olimpiadi 2008 di Pechino (13 medaglie d’oro alla Corea, solo 8 all’Italia), ma anche nella produzione di navi, di auto, di computer, di telefonini, nei trasporti interni e nella diffusione della banda larga per Internet in tutto il paese. |
Ma non tutti i coreani vedono di buon occhio la sfrenata occidentalizzazione del paese. Ricordo che in occasione di un banchetto dissi al poeta Ko Ŭn (qui nella foto) che ero esterrefatto di fronte
all’inquinamento linguistico del coreano da parte di parole americane, e lui approvando mi strinse la mano calorosamente. |
Un altro famoso scrittore contemporaneo, Kim Hoon, dimostra il suo disprezzo per l’adorazione della tecnologia da parte dei coreani di oggi. Tutti i suoi libri li scrive semplicemente a matita (ignorando macchine da scrivere e computer), non ha la patente e gira solo in bicicletta. Eppure tutti i suoi romanzi storici hanno superato in Corea il milione di copie vendute e sono stati tradotti in varie lingue. |
Pregi della Corea attualeLa Corea del Sud è una nazione piena di coraggio, non solo perché deve confrontarsi in una situazione difficile con il Nord Corea, ma per la sua voglia di lavorare. I coreani sono dei grandi lavoratori e
sono una popolazione molto disciplinata: Seul è una città pulita, non si vedono muri imbrattati e le strade non sono piene di spazzatura come succede, purtroppo, da noi. |
Il sito www.corea.itQuesta chiacchierata non ha che sfiorato l’argomento Corea. Chi volesse avere maggiori notizie su questo paese, potrà consultare il mio sito www.corea.it che contiene ormai 785 pagine di informazioni. |
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© Valerio Anselmo