La rondine che citava gli Analecta di Confucio e la ranocchia che citava i Discorsi di Mencio
I nostri antichi predecessori avevano scoperto il piacere e la portata dei caratteri cinesi e trascinavano nel loro mondo di ideogrammi perfino i fenomeni della natura e i versi degli animali.
Yŏn'am Pak Chi-wŏn [1737-1805] narrava ammirato che un giorno vide una rondine che cinguettava poggiata su una corda del bucato e che citava una frase degli Analecta di Confucio. “Chijiwijiji pujiwibuji sijiya. (Dire che si conosce quel che si conosce e dire che non si conosce quel che non si conosce, questo è sapere.)” <Sezione “Wijŏng”>Se convertiamo la pronuncia e aggiungiamo i suffissi coreani al testo cinese, il testo diventa: “Chijiwijijiyo, pujiwibujiga sijiyanira.” e questo è chiaramente il cinguettìo di una rondine.
E ancora, una sera Chibong Yi Su-gwang [1563-1628] entrato nel letto, udì il gracchiare di una ranocchia che citava una frase dei Discorsi di Mencio. “Tongnagak yŏinnagak sungnak? (Fra il godere la musica da soli e il godere la musica assieme ad altri, quale delle due cose dà maggior piacere?)” <Sezione “Yanghyewangha”> Se convertiamo la pronuncia e aggiungiamo i suffissi coreani al testo cinese, il testo diventa: “Tongnagakkwa yŏinnagagi sungnaginniikko?” e questo è senza dubbio il gracchiare di una ranocchia.
(Yi Ka-wŏn, “Varie influenze sulla nostra letteratura da parte di Mencio”) |