Gli ideogrammi, o caratteri cinesi
In coreano si usano anche i caratteri cinesi nella scrittura. Un breve elenco di ideogrammi con spiegazioni, per capire meglio di che si tratta.
I caratteri cinesi studiati nella scuola media inferiore
Pagina introduttiva allo studio degli ideogrammi insegnati in Corea. Dà accesso a 63 lezioni suddivise in tre anni di corso, che presentano le schede dei 900 ideogrammi studiati nella scuola media inferiore. Sono
offerte anche alcune letture in coreano, con traduzione in italiano, che hanno come spunto gli argomenti trattati nelle lezioni.
I caratteri cinesi studiati nella scuola media superiore
Pagina introduttiva allo studio degli ideogrammi insegnati in Corea nelle scuole superiori. Contiene brani di classici cinesi e coreani e le schede dei 900 ideogrammi studiati nella scuola media superiore. Richiede
una buona conoscenza dei 900 caratteri studiati nel corso precedente.
I 214 radicali dei caratteri cinesi
Elenco dei 214 elementi fondamentali che fanno parte di tutti gli ideogrammi e che servono per la loro ricerca nei dizionari dei caratteri.
È nato in Italia un mensile gratuito in coreano
Dal 1º gennaio 2005 viene pubblicato un bollettino mensile tutto in coreano, distribuito gratuitamente dai ristoranti e dai negozi coreani in Italia.
“Noi, Cricci”, altro mensile gratuito in coreano
Voluto da Cho Min-san, fondatore del Centro di Ricerche Culturali fra Corea e Italia, è nato un nuovo giornale in coreano e, dal 2006, anche in italiano.
Importanza del “Classico dei mille caratteri” per la Corea
La Corea fino al XV secolo non ebbe un proprio sistema di scrittura autonomo: prima si scriveva in cinese e il testo di cui si parla fu forse quello che fece decidere i coreani ad adottare la scrittura cinese.
Alcuni chiarimenti sull'alfabeto coreano
In Internet sono frequenti le informazioni errate sull'alfabeto coreano. Questa pagina cerca di chiarire alcuni punti fondamentali sulla creazione dell'alfabeto e sulle sue particolarità.
Dove sta andando la lingua coreana?
Una ricerca sperimentale sull'inquinamento linguistico da americanismi come si rileva nelle insegne dei negozi in Corea.
La romanizzazione del coreano
Considerazioni sulla romanizzazione del coreano proclamata dal governo sudcoreano nel 2000 e testo del proclama tradotto in italiano.
Ideogrammi speciali creati in Corea
Una pagina per chi già seguito il corso di caratteri cinesi. Presenta alcuni dei caratteri cinesi (ideogrammi) che sono stati creati in Corea, con cenni agli ideogrammi creati in Giappone.
Il topo di campagna e il topo di città
Una favola per bambini con figure molto colorate, probabilmente ispirata a una favola occidentale, si dimostra essere un buon esercizio linguistico per chi studia il coreano.
Ju Si-gyeong, linguista moderno
La moderna linguistica coreana trae le sue origini da un linguista coreano che, nel periodo dell’occupazione giapponese della Corea, lottò per mantenere vivo lo studio del coreano.
L’alfabeto coreano usato anche in Indonesia!
Un piccolo gruppo di persone, una minoranza etnica della città di Bau-Bau in Indonesia, ha adottato l’alfabeto coreano come sistema di scrittura della propria lingua.
I suoni corretti del coreano
L’Istituto Nazionale della Lingua Coreana sta completando nel proprio sito una sezione sulla pronuncia del coreano, utilissima per gli studiosi di questa lingua.
Un documento pdf bello e utile
Il sito www.prkorea.com offre numerose informazioni sulla Corea, fra cui un pdf utile per chi studia il coreano, ma non privo di errori.
Da Hoepli un corso di lingua coreana
A novembre 2009 è uscita la prima grammatica di lingua coreana in italiano pubblicata da un grande editore. Una recensione, con spiegazioni sull’uso migliore dei 2 CD di pronuncia allegati al libro.
La lingua coreana fa parte delle lingue altaiche, alle quali appartiene il mongolo. A causa della
grande influenza culturale della Cina, nel corso dei secoli sono passate nel coreano anche moltissime parole cinesi, un po' quello che successe, anche se in minor misura, da noi con il greco.
Ultimamente, poi, a causa degli stretti rapporti con l'Occidente, si è verificata nella Corea del Sud una forte importazione di parole inglesi. Nella Corea del Nord, per contro, si nota una qualche penetrazione
di vocaboli di origine russa.
Sia i vocaboli cinesi un tempo, che quelli inglesi ora, passando nel coreano subiscono una profonda “coreanizzazione”, per cui acquistano in realtà una pronuncia molto diversa dall'originale.
Chi si vuol render conto di come “suoni” il coreano, si può collegare al sito di VTunerWeb e scegliere
una stazione radio o TV.
Per imparare il coreano dalle canzoni moderne (pop-song) cliccare su questa scritta.
Scrittura
Oggi anche in Corea si usa scrivere sempre più spesso da sinistra a destra, come noi, ma in passato era molto più comune la scrittura dall'alto al basso, con le colonne che si susseguivano da destra a sinistra.
I libri coreani di un tempo sono curiosi, perché iniziano da quella che per noi è l'ultima pagina. Ad esempio, nel testo illustrato sopra, che risale al 15º secolo, la prima pagina è quella a destra.
L'alfabeto coreano fu inventato nel 15º secolo dal re Sejong (세종 世宗). È ritenuto uno dei più bei sistemi di scrittura esistenti al mondo, sia per la sua semplicità e adeguata rappresentazione
della pronuncia, che per il lato estetico. La scrittura coreana è composta da consonanti e vocali, un po' come la nostra, ma con simboli diversi dai nostri. Inoltre certe diversità nelle consonanti, come la
“sonorità” o “sordità” (b e p, d e t, ecc.) che da noi servono a distinguere una parola dall'altra, non sono fattori distintivi in coreano, mentre lo sono altre caratteristiche,
come l'aspirazione (ka 가 e k'a 카 sono scritte in modo diverso perché la prima è leggermente aspirata e la seconda fortemente aspirata). Siccome i caratteri cinesi
vengono scritti in un quadrato (o in un rettangolo), anche le sillabe coreane vengono scritte in un quadrato, cosicché si ha una scrittura omogenea anche quando in essa sono presenti caratteri cinesi.
Per una pagina sulla vita e l'opera del re Sejong, cliccare su questa scritta.
Le lettere dell'alfabeto
Qui sotto sono riportate le lettere dell'alfabeto coreano secondo l’ordine tradizionale, con la loro pronuncia nella trascrizione McCune-Reischauer. Quando è indicata più di una pronuncia, la prima è quella normale come iniziale di parola,
la seconda è quella fra confini sonori. Una successiva pronuncia racchiusa fra parentesi quadre indica come viene pronunciata quella consonante quando è preceduta da vocale e seguita da
consonante nasale (n, m) o da r. La consonante ㅇ è muta in posizione iniziale di sillaba grafica, mentre in posizione finale di sillaba corrisponde a una “n velare”
(“ŋ”). In alcuni casi, come per le affricate ㅈ ㅊ o per le vocali ㅓ ㅐ ㅡ e i dittonghi ㅕ ㅒ, vengono indicate fra parentesi
tonde anche le pronunce in rappresentazione I.P.A. (alfabeto fonetico internazionale) racchiuse fra barre oblique ( /.../ ).
k, g, [/ ŋ /]
muta, ng (/ ŋ /)
a
ye
n
ch (/ ʧ /), j (/ ʤ /), [/ n /]
ya (/ ja /)
o
t, d, [/ n /]
ch’ (/ ʧʰ /)
ae (/ ɛ, æ /)
yo (/ jo /)
l, r (/ ɾ /)
k’ (/ kʰ /)
yae (/ jɛ, jæ /)
u
m
t’ (/ tʰ /)
ŏ (/ ɔ, ʌ /)
yu (/ ju /)
p, b, [/ m /]
p’ (/ pʰ /)
yŏ (/ jɔ, jʌ /)
ŭ (/ ɯ, ɨ /)
s (/ s, ʃ /)
h
e
i
Qualche parola sulla modalità di scrittura
Una sillaba “grafica” scritta sulla carta non sempre corrisponde alla sillaba fonetica della lingua parlata. Il gruppo di consonanti e vocali che costituiscono la sillaba grafica rappresentano il corpo della parola, e per questo certe
consonanti, che stando alla pronuncia dovrebbero andare con la sillaba seguente, nella scrittura coreana si mantengono unite. Ma chiariamo subito con un esempio (per una breve nota sulla trascrizione adottata,
cliccare qui).
La frase “Sta arrivando una persona” si dice in coreano “sarami wayo” e si scrive 사람이 와요. Notiamo innanzitutto che, dal punto di vista della
pronuncia, questa frase è composta da cinque sillabe fonetiche: sa-ra-mi-wa-yo. Nella scrittura però le cose cambiano. Vediamo come.
La parola “persona” si dice “saram” ed è composta dalle consonanti sㅅ, rㄹ ed mㅁ e dalla
vocale aㅏ. La “a” ㅏ è una vocale ad andamento prevalentemente verticale (è più alta che larga) e per questo
motivo la consonante “s” ㅅ le viene posta accanto alla sinistra; nel far questo si restringe un po' (사) per poter stare nel quadrato assieme alla
vocale. Se la vocale fosse stata ad andamento prevalentemente orizzontale, come ad esempio la “o” ㅗ, la “s” sarebbe stata scritta sopra (소 “so”, bue). La prima sillaba grafica, sa사, corrisponde alla sillaba fonetica “sa”.
Nella seconda sillaba grafica, ram람, abbiamo ancora la stessa vocale “a” ㅏ ad andamento verticale, per cui la
consonante iniziale, rㄹ, viene scritta alla sua sinistra, ma poi abbiamo anche una consonante finale, mㅁ. Se
questa consonante finale venisse scritta alla destra della vocale, si avrebbe un tipo di scrittura come la nostra, in cui le consonanti e le vocali si susseguono da sinistra a destra, seguendo la pronuncia. Tale
scrittura richiederebbe però uno spazio maggiore in orizzontale rispetto allo spazio occupato in verticale. Ma, siccome tutte le lettere che costituiscono la sillaba devono rientrare per forza nel quadrato
ideale di cui si è parlato, la “m” finale viene scritta in basso, sotto le altre lettere, e così schiaccia verso l'alto le altre due.
La parola 사람 (saram) è una parola a sé stante, con un suo significato preciso, per cui la ㅁ (m) finale, anche se
foneticamente appartiene alla sillaba seguente “mi” (nella frase sarami wayo vista sopra), viene scritta come appartenente alla seconda sillaba. Per distinguere le sillabe fonetiche dai
raggruppamenti di lettere che compaiono nella scrittura, questi ultimi sono stati qui chiamati “sillabe grafiche” (alcuni preferiscono invece la definizione di "sillabe ortografiche"). Questo modo di
scrivere mette sempre chiaramente in evidenza i prefissi e i suffissi (detti anche posposizioni) tipici della lingua, che sono in pratica dei morfemi. Per tale motivo il sistema di scrittura coreano, che
evidenzia sia i fonemi che i morfemi è anche detto morfo-fonematico.
Al momento della loro creazione, i simboli dell'alfabeto erano volutamente molto semplici, come si nota dalle due prime pagine della pubblicazione, riportata nella figura precedente, che ne spiegava l'uso. In
pratica, scrivendo con il pennello come si usava un tempo e ancora oggi nelle opere calligrafiche, le lettere acquistano un aspetto più aggraziato, per cui il risultato finale ottenuto anche oggi con il computer è
quello visualizzato qui sotto ingrandito, scritto con Microsoft Word.
Questa scritta dunque si pronuncia “saram” (con l'accento sulla sillaba finale) e significa “persona”. La “i” finale di “sarami” che abbiamo visto nella frase
precedente indica che la parola è messa in evidenza, un po' come se la “i” fosse la desinenza del nominativo in latino (essendo una “posposizione”, nella pronuncia fa spostare l'accento sulla sillaba
mi, finale di sa-ra-mi).
Ma torniamo alla “i” del suffisso. Siccome in coreano una sillaba grafica deve sempre essere formata da almeno una consonante e una vocale, e dato che questa “i” in realtà non è
preceduta da alcun suono, se non dal suono “m” che fa parte, da un punto di vista grafico e logico, della parola “saram”, allora per scriverla si è fatto ricorso a un artificio. La vocale
“i”, che è una barra verticale ( ㅣ ), è stata fatta precedere da un pallino ( ㅇ ), uno zero in pratica, una
“consonante virtuale” che non ha un suono suo proprio in posizione iniziale di sillaba
grafica (in posizione finale invece rappresenta una n velare, ma questo deriva dal fatto che due lettere
originali, ㅇ e , sono state poi fuse in un unico
grafema). L’invenzione della lettera ㅇ
ha permesso di porre graficamente in un altro quadratino, sempre composto da una consonante e una vocale, quelli che sono dei morfemi.
C'è anche un ordine rigoroso che deve essere seguito nel tracciare le lettere sulla carta col
pennello (oggi con la biro). Qui di fianco si vede come viene tracciata la sillaba 아 (a), formata dal pallino (lettera muta in posizione iniziale) e dalla lettera ㅏ (a).
Da questa breve chiacchierata si capisce come funzioni la scrittura coreana: rappresenta le parole e la pronuncia, ma mantiene raggruppate le sillabe che costituiscono la parola. Svolge quindi due funzioni
contemporaneamente, una funzione che si potrebbe definire sintattica e una funzione fonetica (per i linguisti esperti: in realtà si tratta non di fonetica, ma di fonematica,
o, meglio ancora, di morfo-fonematica, come si è detto sopra).
Prove di scrittura
L'esercizio che segue serve a far capire ancor meglio come le lettere coreane vadano inserite nei quadrati ideali per formare le sillabe grafiche. Le lettere sono state disposte come si trovano posizionate nelle
tastiere dei computer coreani. Osservando la frase da riprodurre, che significa “Io vado a casa” (pronuncia nanŭn chibe kayo, o, all'italiana, nanŭn cibé gayó), si provi a scrivere
l'originale coreano. Si noterà come i simboli cambino forma, rimpicciolendosi e spostandosi, man mano che nel quadrato ideale vengono aggiunti altri elementi.
나는 집에 가요
Una breve nota sulla trascrizione delle parole coreane in caratteri latini
Tutte le parole coreane riportate nel sito sono state trascritte secondo il sistema McCune-Reischauer.
Secondo questo sistema di trascrizione, le consonanti vanno pronunciate come in inglese, mentre le vocali principali sono pronunciate come in italiano. Per cui ch è la nostra c
di cena, j è la nostra g di gesto, k la nostra c di cane, g la nostra g di
gara, sh la nostra sc di scena, mentre ng è come la n di angolo. L'apostrofo dopo p,
t, k e ch indica che la consonante è fortemente aspirata, come lo è la h iniziale di parola.
Fra le vocali, e indica una e chiusa come in legno, mentre ae indica una e aperta come in centro; o
equivale a una o chiusa come in borsa, mentre ŏ è simile a una o aperta come in cosa; ŭ è una specie di
u pronunciata con le labbra non protruse, w è una u breve come in uomo e y è una i breve come in
gioco. Le parole si pronunciano con l'accento sull'ultima sillaba.
In questo sito per la maggior parte dei nomi anziché trascrivere il suono sci시 con “shi” si è preferito usare “si”, seguendo la prassi che si è d'altronde venuta affermando da tempo (per
indicare ad esempio il nome dello stato di Silla 신라 新羅). Per il nome della città di Seul si è mantenuta la grafia italiana, mentre in inglese si scrive Seoul e in coreano si pronuncia Sŏul.
Come vengono scritti i nomi coreani in questo sito
I nomi coreani sono spesso citati anche con la grafia coreana, scritta di solito tra parentesi dopo il nome in caratteri latini. In questo caso viene dato il nome in caratteri coreani seguito, quando è possibile,
dai corrispondenti caratteri cinesi. Ad esempio nell'inizio di frase “Il re Sejong il Grande (Sejong taewang세종대왕 世宗大王)”, tra parentesi compare la pronuncia in caratteri latini del
titolo postumo del re, seguita dalla scrittura in caratteri coreani 세종대왕 e quindi dai corrispondenti ideogrammi cinesi 世宗大王.
La nuova romanizzazione e i problemi che pone
Nel 2002 il governo coreano ha adottato una nuova trascrizione, molto simile a un progetto di “traslitterazione” presentato quasi vent'anni prima in Corea dall'autore di questo sito. La nuova trasposizione in
caratteri latini (nota anche come "romanizzazione") nelle pagine preparate prima del 2008 non viene qui segnalata, se non fra parentesi, per i nomi di luogo, che nei cartelli stradali in Corea seguono ormai tutti il
nuovo metodo, mentre viene adottata in esclusiva in tutte le pagine preparate dal 2008 in poi. Questo metodo di romanizzazione pone però alcuni problemi agli italiani, primo fra tutti il fatto che induce chi non
ha una conoscenza diretta della lingua a pronunciare le consonanti occlusive (ㄱㄷㅂ) e la consonante affricata (ㅈ) in posizione iniziale di parola come se fossero sonore (g, d, b, j), mentre in
realtà in quella posizione quelle consonanti sono sorde (k, t, p, ch): il cognome 박 si pronuncia Pak e non Bak, così come la pronuncia del cognome 김 è
rappresentabile, all'italiana tanto per intenderci, con chim (kim) e non con ghim (gim) come sembrerebbe indicare il nuovo sistema di trascrizione. Visto che si parla delle occlusive, accenniamo
subito anche al fatto che queste consonanti in posizione finale di parola (cioè quando sono seguite da pausa) sono "implosive" (ovvero il loro suono non esplode).
La differenza distintiva fra le occlusive coreane è quella fra non aspirate (o leggermente aspirate) (ㄱㄷㅂㅈ) e aspirate (o fortemente aspirate) (ㅋㅌㅍㅊ), per
esempio fra 돈 (denaro) e 톤 (tonnellata), mentre da noi la differenza distintiva è fra sorde e sonore, per esempio fra “tono” e “dono”. La differenza
tra t e d, e fra le altre coppie di consonanti occlusive sorde e sonore che per noi è distintiva, in coreano non è distintiva, in quanto la pronuncia dei fonemi [k], [t], [p] e [ʧ] (rappresentati dalle consonanti ㄱㄷㅂㅈ) si sonorizza automaticamente in posizione intervocalica e quando questi si trovano fra confini sonori. Questo perché
l'alfabeto coreano non è fonetico, ma fonematico. Per ottenere una pronuncia il più possibile vicina a quella che è l'effettiva pronuncia coreana, una parola che inizi per una di queste consonanti
occlusive o affricate e che sia preceduta da una pausa (un silenzio) si deve, perciò, pronunciare con la consonante iniziale sorda, come se fosse una k, una t, una p o una c
(di “cena”), nonostante il fatto che la nuova trascrizione la indichi come se fosse sonora (g, d, b, j): quel modo di rappresentare in “romanizzazione” la consonante occlusiva coreana indica semplicemente che
tale consonante non è aspirata (o lo è solo leggermente), mentre le consonanti aspirate (che sono sempre pronunciate sorde, anche in posizione intervocalica) sono indicate dalla nuova trascrizione
come k (ㅋ), t (ㅌ), p (ㅍ) e ch (ㅊ). Queste ultime, come dice il nome, sono pronunciate con una forte aspirazione.
Per una piccola antologia di letteratura coreana, cliccare su questa scritta.
Una pagina sulla letteratura coreana tradotta all'estero si ottiene cliccando qui.
Alcuni racconti in coreano e traduzione sono riportati nelle pagine delle letture del corso di caratteri cinesi.